Progetto InnocentI

Beniamino Zuncheddu assolto dalla Corte di Appello di Roma dopo 33 anni di carcere da innocente per la strage di Sinnai

La Corte di Appello di Roma ha accolto la richiesta di revisione presentata dal Procuratore Generale della Corte di Appello di Cagliari, Francesca Nanni.   La vicenda Torniamo allora al buio di quella sera: l’8 gennaio 1991, in un ovile di Su Enazzu Mannu (Sinnai), un fucile fa fuoco su Gesuino Fadda di 57 anni, suo figlio Giuseppe di 25 e il loro pastore Ignazio Pusceddu, 57 anni anche lui. Il quarto uomo, Luigi Pinna (genero di Gesuino: è sposato con la figlia Daniela), colpito alla gamba e alla spalla, respira in silenzio senza darsi per vinto: la mattina dopo

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“Il ragazzo della foto non è Maurizio Tramonte” la Cassazione decide sulla revisione dell’ergastolo per la strage di piazza della loggia

Il 26 settembre 2023 la quinta sezione della Corte di Cassazione deciderà  sulla revisione della sentenza all’ergastolo di Maurizio Tramonte. Avanti al supremo collegio gli avvocati Baldassare Lauria e Pardo Cellini, che hanno avviato il processo di revisione su prove che dimostrano la falsa testimonianza di Vincenzo Arrigo. Il teste, in precedenza condannato per calunnia,  innanzi la Corte d’Assise di Milano nel processo di rinvio, aveva riferito delle confidenze fatte da Maurizio Tramonte, durante la coodetenzione, circa la sua presenza in piazza della loggia il giorno della strage. In un verbale di sit inedito, del 2004, acquisito all’epoca del dr. Piantoni della Procura di Brescia,  il teste aveva dichiarato l’esatto contrario.

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La confisca di prevenzione per “appartenenza mafiosa” all’esame della CEDU: fattispecie non compatibile con il principio di legalità

La prima sezione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha ammesso la causa promossa dai fratelli Cavallotti contro  la Repubblica italiana. Gli imprenditori siciliani sono stati al centro di una singolare vicenda processuale che li ha visti, prima, assolti in sede penale dal reato di associazione mafiosa ex art. 416 bis c.p. e, poi, destinatari di un provvedimento di confisca dei rispettivi patrimoni personali, emesso nel 2011 dal Tribunale di Palermo, durante la “chiacchierata” presidenza della dr. Silvana Saguto, recentemente condannata dalla Corte d’appello di Caltanissetta per la gestione illegale dei beni sequestrati e confiscati alla mafia. “Quella dei Cavallotti

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L’orrore giudiziario: quaranta anni fa l’arresto di Enzo Tortora, vicenda surreale che ha segnato la storia della giustizia italiana

L’arresto uno dei più famosi conduttori televisivi dell’epoca, sulla base di testimonianze confuse e senza nessun riscontro Tortora venne portato nella caserma di via in Selci, sede del Comando Legione Lazio. Le accuse che gli vennero formalizzate furono di essere un trafficante di stupefacenti e di associazione di tipo mafioso. Più precisamente, secondo le accuse, Tortora sarebbe stato affiliato alla NCO, la Nuova Camorra Organizzata, cartello di clan di cui era a capo il boss Raffaele Cutolo. Il 17 giugno del 1983 cominciò una vicenda giudiziaria all’inizio controversa e poi sempre più inverosimile e a tratti grottesca. Per molto tempo

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Adesso la CEDU va “oltre” la confisca senza condanna e nel Caso Zaghini c/ Repubblica di San Marino ammette la “confisca senza processo”

Nota alla sentenza della C.E.D.U. nr. 3405/21 del 11.05.2023 (G. Zaghini c. Repubblica di San Marino), di Lucia Galletta Il caso all’attenzione dei giudici di Strasburgo riguarda una decisione di confisca adottata nei confronti del ricorrente cittadino italiano, GIANLUCA ZAGHINI, a seguito di un procedimento penale contro il proprio genitore  imputato innanzi il Tribunale di Forlì per il reato di riciclaggio di denaro, che si concludeva con declaratoria di estinzione del reato per intervenuta prescrizione e con l’ordine di restituzione di quanto cautelativamente sequestrato, tanto nel territorio italiano quanto in quello della vicina Repubblica Sammarinese. E purtuttavia, l’ Autorità Giudiziaria

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Catanzaro, ammessa la domanda di revisione di Michele Nucera e Lorenzo Tripodi condannati per violenza sessuale di gruppo

La Corte d’appello di Catanzaro ha ammesso la richiesta di revisione del processo a carico di Lorenzo Tripodi e Michele Nucera, di 28 e 29 anni, che erano stati condannati a 6 anni di reclusione con l’accusa di avere abusato nel 2016 a Melito Porto Salvo (Reggio Calabria) di una tredicenne. Altre quattro persone coinvolte nella stessa vicenda, Davide Schimizzi, di 29 anni, condannato a 9 anni, Giovanni Iamonte, di 37 (8 anni e 2 mesi), Antonio Verduci, anche lui di 29 (6 anni e 6 mesi), e Domenico Mario Pitasi, di 31 (10 mesi solo per favoreggiamento personale) non

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Beniamino Zuncheddu assolto dalla Corte di Appello di Roma dopo 33 anni di carcere da innocente per la strage di Sinnai

La Corte di Appello di Roma ha accolto la richiesta di revisione presentata dal Procuratore Generale della Corte di Appello di Cagliari, Francesca Nanni.   La vicenda Torniamo allora al buio di quella sera: l’8 gennaio 1991, in un ovile di Su Enazzu Mannu (Sinnai), un fucile fa fuoco su Gesuino Fadda di 57 anni, suo figlio Giuseppe di 25 e il loro pastore Ignazio Pusceddu, 57 anni anche lui. Il quarto uomo, Luigi Pinna (genero di Gesuino: è sposato con la figlia Daniela), colpito alla gamba e alla spalla, respira in silenzio senza darsi per vinto: la mattina dopo

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Il 26 settembre 2023 la quinta sezione della Corte di Cassazione deciderà  sulla revisione della sentenza all’ergastolo di Maurizio Tramonte. Avanti al supremo collegio gli avvocati Baldassare Lauria e Pardo Cellini, che hanno avviato il processo di revisione su prove che dimostrano la falsa testimonianza di Vincenzo Arrigo. Il teste, in precedenza condannato per calunnia,  innanzi la Corte d’Assise di Milano nel processo di rinvio, aveva riferito delle confidenze fatte da Maurizio Tramonte, durante la coodetenzione, circa la sua presenza in piazza della loggia il giorno della strage. In un verbale di sit inedito, del 2004, acquisito all’epoca del dr. Piantoni della Procura di Brescia,  il teste aveva dichiarato l’esatto contrario.

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La confisca di prevenzione per “appartenenza mafiosa” all’esame della CEDU: fattispecie non compatibile con il principio di legalità

La prima sezione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha ammesso la causa promossa dai fratelli Cavallotti contro  la Repubblica italiana. Gli imprenditori siciliani sono stati al centro di una singolare vicenda processuale che li ha visti, prima, assolti in sede penale dal reato di associazione mafiosa ex art. 416 bis c.p. e, poi, destinatari di un provvedimento di confisca dei rispettivi patrimoni personali, emesso nel 2011 dal Tribunale di Palermo, durante la “chiacchierata” presidenza della dr. Silvana Saguto, recentemente condannata dalla Corte d’appello di Caltanissetta per la gestione illegale dei beni sequestrati e confiscati alla mafia. “Quella dei Cavallotti

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L’orrore giudiziario: quaranta anni fa l’arresto di Enzo Tortora, vicenda surreale che ha segnato la storia della giustizia italiana

L’arresto uno dei più famosi conduttori televisivi dell’epoca, sulla base di testimonianze confuse e senza nessun riscontro Tortora venne portato nella caserma di via in Selci, sede del Comando Legione Lazio. Le accuse che gli vennero formalizzate furono di essere un trafficante di stupefacenti e di associazione di tipo mafioso. Più precisamente, secondo le accuse, Tortora sarebbe stato affiliato alla NCO, la Nuova Camorra Organizzata, cartello di clan di cui era a capo il boss Raffaele Cutolo. Il 17 giugno del 1983 cominciò una vicenda giudiziaria all’inizio controversa e poi sempre più inverosimile e a tratti grottesca. Per molto tempo

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Adesso la CEDU va “oltre” la confisca senza condanna e nel Caso Zaghini c/ Repubblica di San Marino ammette la “confisca senza processo”

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