Delitto Garlasco, inammissibile la richiesta di revisione del processo di Alberto Stasi

La Corte d’Appello di Brescia ha rigettato la richiesta di revisione del processo sul giallo di Garlasco presentato dai legali di Alberto Stasi sostenendo come “gli elementi fattuali che si vorrebbero provare con le prove nuove non sono stati comunque ritenuti idonei a dimostrare, ove eventualmente accertati, che il condannato debba essere prosciolto, permanendo la valenza indiziaria di altri numerosi e gravi elementi non toccati dalla prove nuove”. Stasi è stato condannato a 16 anni di carcere per la morte della fidanzata Chiara Poggi e sta scontando la pena.
Sono tre le “prove nuove” che la difesa di Stasi aveva portato: tutte però sono state ritenute non valide dai giudici, che si sono pronunciati per l’inammissibilita’ della richiesta di revisione. Il primo punto sarebbe il ritrovamento di frammenti di impronte diverse da quelle di Stasi sul dispenser di sapone posto sul lavandino del bagno del piano terreno; la consulenza portata dalla difesa faceva presenti poi anche alcune microcrosticine di sapone sul dispenser, che non sarebbe dunque stato lavato interamente dopo i fatti; inoltre nel lavandino sarebbero rimasti 4 capelli.

Secondo l’Avv. Laura PANCIROLI, in questa vicenda tragicamente incomprensibile ed enigmatica, non sono ancora state scritte le pagine giuste e definitive , “questo è davvero un errore, Alberto Stasi non è responsabile di questo fatto. Sono emersi elementi nuovi, mai valutati prima” conclude l’avvocato. In quell’Agosto del 2007, Stasi avrebbe raggiunto in bicicletta la villetta di Chiara Poggi. Sono le 9.12 quando viene disinserito l’allarme di casa,e dopo pochi minuti per un motivo che nessuno ha mai capito o dimostrato, il ragazzo avrebbe colpito alla testa Chiara, alla base delle scale, poi dopo che ha perso i sensi viene trascinata sul pavimento. Gli schizzi di sangue indicano che vicino al telefono di casa la ragazza si riprende e lui la colpisce ancora fino a spaccarle il cranio lanciandola poi giù dalle scale che portano in cantina. Le tracce indicano che l’assassino è andato poi in cucina,verso il garage e in bagno, dove prima si lava le mani e poi pulisce il lavandino compreso sifone e portasapone. A questo punto esce dalla villetta, sale in bici e torna a casa,sono le 09.35 il computer di Stasi viene acceso. L’omicidio sarebbe dunque avvenuto in 23 minuti. Oltre ai genitori di Chiara, però le chiavi di casa Poggi le aveva anche una famiglia di Garlasco. Non ci sono impronte uscenti dell’assassino, ed e’ subito mistero che si aggancia ad un altro lato oscuro, quello del dna ritrovato sotto le unghie di Chiara che presumibilmente poteva corrispondere a quello dell’aggressore. Non coincideva con quello di Stasi, ma a quello di Andrea Sempio, un amico del fratello di lei. Sia per l’avvocato dei Poggi che per il Tribunale “non era valido per alcun confronto”. La possibilità di analizzare e comparare questo Dna è stata materia controversa tra i genetisti. Così il procedimento fu archiviato e Sempio scagionato.

All’esito di un lungo iter giudiziario la Corte di Cassazione il 12.12.2015 (la motivazione) aveva chiuso i giochi confermando la condanna per omicidio dell’ex bocciano. Dopo una doppia assoluzione era stata proprio la  stessa Suprema Corte, nell’aprile 2013, a rimandare gli atti ai giudici milanesi chiedendo una rilettura “complessiva e unitaria degli elementi acquisiti”. Le nuove prove raccolte nel processo d’appello bis determinarono la condanna a 16 anni per Alberto Stasi.

Contro Alberto Stasi un mosaico di prove: le impronte sul dispenser portasapone nel bagno dei Poggi, il Dna trovato sui pedali della bicicletta sequestrata, un alibi che non lo elimina dalla scena del crimine”, l’impossibilità di non sporcarsi le scarpe sul pavimento di casa Poggi e, “come l’assassino, calza scarpe numero 42”. Inutile il recente tentativo della difesa di Stasi di riaprire il processo puntando il dito contro un nuovo sospettato: gli elementi racconti contro Andrea Sempio si dimostrano inconsistenti e la posizione del giovane di Garlasco viene archiviata. Dopo la bocciatura di oggi da parte della Cassazione, Stasi resta in carcere.

 

 


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