GIUSEPPE GULOTTA PER LA PRIMA VOLTA RICEVUTO DA UN RAPPRESENTANTE DELLE ISTITUZIONI DELLA REPUBBLICA ITALIANA

 

Il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha voluto incontrare Giuseppe Gulotta, condannato all’ergastolo perché ritenuto uno degli autori della Strage di Alcamo e assolto, dopo avere trascorso in carcere 22 anni, solo nel 2016 dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria che riconobbe l’eclatante errore giudiziario.

A dispetto dell’importanza del tema dell’errore giudiziario e del clamore mediatico suscitato dal chiarimento dei fatti inerenti la fase di inchiesta sulla strage di Alcamo, fase caratterizzata da torture e depistaggi, è la prima volta che Giuseppe Gulotta viene invitato da un rappresentante di un’istituzione della Repubblica Italiana a raccontare la sua vicenda.

L’invito arriva in un momento significativo dell’attività del Ministero. È stato ultimato da pochi giorni il testo della Riforma Bonafede, che interviene sia sul processo civile che su quello penale, e che secondo le prime notizie non avrebbe il merito di colmare il vuoto normativo dell’ordinamento italiano proprio in tema di errore giudiziario e riparazione dello stesso di cui la vicenda Gulotta è certamente emblema.

Per le vittime di ingiusta detenzione è ad oggi previsto un indennizzo, lo stesso ricevuto da Gulotta, che però ha scelto di proseguire in sede giudiziaria con la richiesta di quanto gli spetta per avere patito 22 anni di ingiusta carcerazione. Si avvicina, infatti, la data della prima udienza innanzi al giudice istruttore del Tribunale di Firenze, fissata il 13 giugno 2019, relativa al procedimento che vede citate in giudizio proprio diverse istituzioni italiane.

In particolare, l’Arma dei Carabinieri, il Ministero dell’Interno, il Ministero della Difesa, il Ministero dell’Economia e delle Finanze per le torture inflitte all’indagato Giuseppe Gulotta nell’interrogatorio che portò alla condanna, e la Presidenza del Consiglio dei Ministri per la violazione dell’art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, non essendo mai stato realizzato l’adeguamento della legislazione italiana nel senso della prevenzione e della repressione effettiva degli atti di tortura. È un unicum della storia giudiziaria italiana, sia per i soggetti citati, sia per la quantificazione del risarcimento che ammonta a circa 66 milioni di euro.

Intanto, il ministro, in polemica con la Lega che avrebbe disertato il tavolo dedicato alla riforma, annunciando che il testo è stato completato nonostante le mancate intese, ha sottolineato che “bisogna ascoltare i cittadini”. È forse in questa volontà che si inserisce l’invito al siciliano vittima di uno dei più clamorosi errori giudiziari della storia d’Italia ad un incontro – si spera – proficuo per la Giustizia.


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