Le sentenze della CEDU non si estendono ai c.d. “figli minori”: la legge non è uguale per tutti.

Il servizio novità della Corte Suprema di Cassazione ( Sez. un., ud. 24 ottobre 2019, Pres. Carcano, Rel. Boni, ric. Genco ) comunica che, all’esito della pubblica udienza del 24 ottobre 2019, le Sezioni unite hanno affrontato la seguente questione ( link):

«Se i principi affermati dalla sentenza della Corte EDU del 14 aprile 2015, Contrada contro Italia, si estendano nei confronti di coloro che, estranei a quel giudizio, si trovino nella medesima posizione quanto alla prevedibilità della condanna per il reato di concorso esterno in associazione per delinquere di tipo mafioso, e, in caso affermativo, quale sia il rimedio processuale applicabile».

Secondo l’informazione provvisoria diffusa dalla Suprema Corte, al quesito è stata data soluzione «negativa, in quanto la sentenza della Corte EDU del 14 aprile 2015, Contrada contro Italia, non è una “sentenza pilota”e non può considerarsi espressione di una giurisprudenza europea consolidata».

La decisione è stata assunta sulle conclusioni conformi del Procuratore generale.

L’ordinanza di rimessione può leggersi a questo  in Dir. Pen. Cont., con una nota di Silvia Bernardi.

 


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