Strage di Alkamar, il difficile percorso processuale della verità e la testimonianza dell’ex carabiniere


La presentazione del libro di Gaetano Santangelo e Maurizio Macaluso “Confessioni di un Innocente” ha offerto un’ulteriore occasione per l’approfondimento di quello che rimane ancora un grande mistero della storia della Repubblica Italiana.
Molte le domande che ancora avvolgono il caso. Da una parte, appaiono singolari le modalità dell’arresto di Giuseppe Vesco, quindici giorni dopo la strage, in circostanze alquanto misteriose (lo stesso viaggiava a bordo di un auto rubata senza targhe con addosso la pistola dell’eccidio, sebbene la città fosse in quei giorni in stato d’assedio). Dall’altra parte, ci sì chiede ancora il motivo del ritardo ( 36 anni)  delle rivelazioni da parte dell’ex brigadiere dei C.C., circa i metodi illegali utilizzati dai suoi colleghi durante le indagini, che hanno determinato l’inutilizzabilita’ della chiamata di correità di Giuseppe Vesco.

Il Centro Studi della Fondazione Giuseppe Gulotta  da anni lavora per fare luce su quello che può essere definito una “frode processuale”. Il processo di revisione di Reggio Calabria che il 13.02.2012 ha portato alla sentenza di assoluzione di Giuseppe Gulotta ha consentito l’emersione  della prova dell’innocenza di Gulotta ma non ha fatto luce sugli autori della strage ne  sul movente di essa.

L’ordinanza della Corte di Appello di Reggio Calabria del 7.12.2010 offre il senso della complessità delle questioni processuali e del giudizio di attendibilità dei testimoni.

ORDINANZA CORTE REGGIO CALABRIA


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