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Categoria

Giurisprudenza Diritto Penale Europeo

CONFISCA PROVENTI REATO SENZA CONDANNA – PRNCIPIO DI LEGALITA’ – PRESUNZIONE DI INNOCENZA – VIOLAZIONE

Viola il diritto di proprietà (di cui all’art. 1 Prot. 1) la confisca dei proventi del reato confermata dalla corte d’appello per fatti per i quali – alla condanna penale in primo grado – segua una sentenza di proscioglimento per prescrizione del reato, se la motivazione della confisca risieda in un indirizzo giurisprudenziale non prevedibile al momento dei fatti medesimi. Nel…

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MISURE DI PREVENZIONE PERSONALI – REQUISITO DI LEGALITA’ – DETERMINATEZZA DEL PRECETTO E PREVEDIBILITA’ DELLE CONSEGUENZE- NECESSITA’

La Corte EDU (in composizione ristretta) ravvisa all’unanimità la violazione del diritto alla libera circolazione (stabilito nell’art. 2 del Protocollo addizionale n. 4), a motivo dell’indeterminatezza delle espressioni contenute nelle prescrizioni impostegli nella misura di prevenzione. La Corte – al riguardo – si riallaccia al precedente della Grande Chambre del 2017 De Tommaso c. Italia. Tale pronunzia è – com’è evidente – successiva al procedimento qui in esame, come pure…

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CONFISCA DI PREVENZIONE – MANCANZA DELLA CONDANNA – LEGITTIMITA’ NEL QUADRO DEL DIRITTO EUROPEO

In tema di reciproco riconoscimento delle decisioni giudiziarie penali, la decisione quadro 2005/212/GAI del Consiglio del 24 febbraio 2005, relativa alla confisca di beni, strumenti e proventi di reato, non è applicabile alla confisca di strumenti e di proventi disposta nell’ambito, o a seguito, di un procedimento che non riguardi l’accertamento di uno o più reati. Ne consegue che il diritto dell’Unione non vieta agli Stati membri di prevedere un procedimento civile…

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ESTRADIZIONE – OMESSA ASSICURAZIONE DEL GOVERNO BRASILIANO SULLE GARANZIE DI PROTEZIONE DELLA SALUTE DEL DETENUTO – RIGETTO

Nel caso in esame, la Corte di Appello di Palermo ha respinto la richiesta di estradizione avanzata dal governo brasiliano di un cittadino italiano, condannato nel paese Sudamericano per il reato di traffico internazionale di stupefacenti , in ragione dell’omessa assicurazione da parte dell’Autorità richiedente delle condizioni di detenzione cui sarebbe stato sottoposto l’estradando , attesa la prova fornita dalla difesa circa  le condizioni di sovraffollamento e di sistematica violazione…

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GIUDIZIO DI RESPONSABILITA’ – TESTI SOTTRATTI AL CONTRADDITTORIO – UTILIZZAZIONE DICHIARAZIONI PREDIBATTIMENTALI – CONSENSO IMPUTATO -IRRILEVANZA

The Court further observes that as a matter of principle the waiver of the right must be a knowing, voluntary and intelligent act, done with sufficient awareness of the relevant circumstances. Before an accused can be said to have implicitly, through his conduct, waived an important right under Article 6, it must be shown that he could reasonably have foreseen what the consequences of his…

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DETENZIONE CAUTELARE – RIPARAZIONE – INGIUSTA DETENZIONE

  Con la sentenza Fernandes Pedroso c. Portogallo della Corte europea dei diritti dell’uomo, pubblicata il 12 giugno 2018, i giudici di Strasburgo hanno condannato lo Stato portoghese per aver sottoposto il ricorrente ad una detenzione cautelare illegittima ai sensi dell’art. 5 §§ 1 e 4 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (anche “CEDU”) e per non avergli, in seguito, riconosciuto alcuna forma di riparazione in violazione dell’art. 5…

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ERGASTOLO OSTATIVO – ART. 3 CEDU – ORDINAMENTO PENITENZIARIO – BENEFICI PENITENZIARI

Con la pronuncia Viola c. Italia la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo afferma la contrarietà dell’ergastolo ostativo, cosiddetto “fine pena mai”, al principio espresso all’art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, secondo cui “Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti”.
Il principio della dignità umana, per la Corte, impedisce ogni privazione della libertà della persona che non sia accompagnata da un progetto per la reintegrazione sociale della stessa e dalla conservazione a favore di questa della fondamentale prospettiva di “recuperare quella libertà un giorno”. In particolare, ribadendo quanto già affermato nella sentenza Vinter e altri. c. Regno Unito, “un detenuto condannato all’ergastolo ha il diritto di sapere cosa deve fare per garantire la sua liberazione e quali sono le condizioni”. La Corte EDU aggiunge che le autorità nazionali devono garantire ai detenuti condannati all’ergastolo reali possibilità di reinserimento sociale, secondo un obbligo positivo di mezzi concretizzato anche in una progressione positiva nel trattamento carcerario.
La Corte condanna lo Stato italiano per quello che definisce un serio “problema strutturale” del sistema, i cui meccanismi determinano una sistematica violazione dell’art. 3 della CEDU. Il legare indissolubilmente la mancata collaborazione con la giustizia alla presunzione assoluta di pericolosità sociale, infatti, rischia di privare le persone condannate per i reati previsti all’art. 4 bis della legge sull’Ordinamento Penitenziario di qualsiasi prospettiva di fuoriuscita dalla loro condizione di detenuti e di ogni possibilità di ottenere una nuova determinazione della pena sotto gli aspetti qualitativo e quantitativo. Ciò comporta un’inaccettabile lesione sostanziale dei diritti umani delle stesse.

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MODIFICA IMPUTAZIONE E DIRITTO ALLA PROVA

CORTE EUROPEA DIRITTI DELL’UOMO / Sentenza del 17.07.2001 / Affaire SADAK e altri c. TURCHIA
La Corte ritiene che la Ankara State Security Court non sia un tribunale imparziale e indipendente ai sensi dell’art. 6 della convenzione. Inoltre che, non essendo stati gli imputati informati in tempo in ordine alla modifica dell’imputazione e non avendo essi potuto ottenere l’esame di testi a favore, anche la violazione del comma 3 lett. a) b) e d) deve ritenersi sussistente.

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DIRITTO ALL’ISTRUZIONE – VIOLAZIONE ART. 2 CONVENZIONE

CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO –
AFFAIRE TIMICHEV c. RUSSIE – Sentenza del 13.12.2005 –
La Cour note qu’elle se trouve confrontée à une controverse quant à la succession exacte des événements survenus le 19 juin 1999. Elle doit par conséquent statuer sur la base des éléments de preuve soumis par les parties. Dans le cadre de la procédure devant elle, il n’existe aucun obstacle procédural à la recevabilité d’éléments de preuve ou de formules prédéfinies applicables à leur appréciation. La Cour adopte les conclusions qui, à son avis, se trouvent étayées par une évaluation indépendante de l’ensemble des éléments de preuve, y compris les déductions qu’elle peut tirer des faits et des observations des parties. Conformément à sa jurisprudence constante, la preuve peut résulter d’un faisceau d’indices ou de présomptions non réfutées, suffisamment graves, précis et concordants. En outre, le degré de conviction nécessaire pour parvenir à une conclusion particulière et, à cet égard, la répartition de la charge de la preuve sont intrinsèquement liés à la spécificité des faits, à la nature de l’allégation formulée et au droit conventionnel en jeu (Natchova et autres c. Bulgarie [GC], nos 43577/98 et 43579/98, § 147, CEDH 2005-VII).

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