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18 Febbraio 2016 3 min lettura

Orlando, ripensare il carcere per superare l’emergenza

Il carcere «non è strumento di propaganda politica» e il modello di detenzione attuale va rivisto perché «non è in grado di garantire sicurezza». Ogni anno, spiega il ministro della Giustizia Andrea Orlando, svolgendo la relazione sugli Stati generali dell’esecuzione penale in audizione alla Commissione Giustizia della Camera, lo Stato spende 3 miliardi di euro per l’esecuzione della pena. «Il tradizionale approccio si è dimostrato alla prova dei fatti molto costoso e poco efficace, perché a fronte di ingenti oneri economici si conferma l’alto tasso di recidiva. Il nostro Paese spende circa 3 miliardi l’anno per l’esecuzione della pena. E’ questa la vera emergenza», ha detto Orlando.

E sull’allarme terrorismo: «Il carcere così come strutturato oggi non ha anticorpi contro la radicalizzazione». «Il percorso di responsabilizzazione all’interno del carcere potrà fornire, tra l’altro, degli strumenti di osservazione e di analisi particolarmente importante per prevenire ogni forma di reclutamento e radicalizzazione dei soggetti più vulnerabili. Fenomeno, quest’ultimo, di particolare e concreto allarme, e sul quale sarà necessaria una ulteriore riflessione condivisa», ha aggiunto Orlando.

Per quanto concerne la riabilitazione per il Ministro il traguardo è «un modello di vita detentiva che offra opportunità concrete per un ritorno più consapevole e graduale del condannato nella società». «Non ha senso il passaggio immediato da un regime rigidamente restrittivo alla libertà», spiega Orlando. E pone un punto di riflessione per le forze politiche: «vorrei che si ragionasse sul fatto che il modello carcere così come è, a prescindere dal comportamento del detenuto, non produce miglioramenti e percorsi di riabilitazione, è un modello passivizzante, che alla fine serve solo per mettere una parentesi in un’esistenza delinquenziale». La proposta di Orlando («e su questo punto mi interesserebbe un parere delle forze politiche», dice) è un meccanismo di esecuzione della pena «che tenga conto del comportamento del detenuto», accompagnato da un percorso di reinserimento. «Abbiamo un nero che è il carcere e un bianco che è una libertà – evidenzia Orlando -. Perché non costruiamo un grigio?» Perché, per esempio, non «anticipare l’attenuazione» del 41bis nel periodo precedente alla libertà e «prolungare un po’ quello successivo con forme di controllo della persona?». «Perché – domanda ancora – non costruiamo una zona grigia nella quale la persona pericolosa viene valutata per la diminuzione della pericolosità. Perché non affrontiamo in modo non burocratico il percorso della riabilitazione? Questa è il tema che io pongo alle forze politiche», conclude.

«Obiettivo finale è ripensare il carcere anche come luogo di tutela di diritti e dignità delle persone. Entro queste coordinate si è aperta l’esperienza degli Stati generali dell’esecuzione penale, una larga consultazione per raccogliere proposte e osservazioni ma soprattutto far dialogare i soggetti in campo». La consultazione si è avviata in 18 tavoli, «in totale autonomia» e ciascuno ha affrontato un tema in particolare, che il ministro elenca. «Particolare riflessione – dice Orlando – ha riguardato la tutela delle relazioni familiari, e la cura da riservare ai bambini con genitori detenuti. In questo contesto di attenzione alle relazioni affettive, trova naturale inserimento il tema del diritto ad un’adeguata espansione dell’affettività, anche all’interno della vita reclusa». Il lavoro svolto dai 18 tavoli «potrà rappresentare un patrimonio utile all’esercizio della delega per la riforma dell’ordinamento penitenziario».