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4 Aprile 2026 3 min lettura

Caso Cavallotti: la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo rimette il ricorso contro l’Italia alla “Grande Camera”, adesso è a rischio l’intero sistema della confisca di prevenzione antimafia

Caso Cavallotti: la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo rimette il ricorso contro l’Italia alla “Grande Camera”, adesso è a rischio l’intero sistema della confisca di prevenzione antimafia

 03 Aprile 2026  |     news

La richiesta era stata avanzata dal difensore dei ricorrenti principali, i fratelli CAVALLOTTI, dall’’Avv. Baldassare LAURIA, in ragione del “rilievo sistemico” che le denunciate violazioni dei principi di diritto sovrannazionali possono provocare sull’intero impianto normativo della lotta alla criminalità organizzata ed economica.

I fratelli CAVALLOTTI, imprenditori di Belmonte Mezzagno nel settore della metanizzazione, negli anni novanta furono arrestati per associazione mafiosa, e dopo un lungo calvario processuale, nel 2010, definitivamente  assolti, con formula piena, perchè il fatto non sussiste. 

La storia sembrava finita. Nel 2011, invece, nell’ambito del procedimento di prevenzione, frattanto intrapreso dalla D.D.A di Palermo, Il Tribunale di prevenzione, presieduto dalla dr. Silvana SAGUTO, ordinava la confisca dell’intero patrimonio, aziendale e personale dei fratelli Cavallotti, di fatto lasciandoli in una situazione di vera povertà.

Secondo il Tribunale di Palermo, i Cavallotti erano da ritenersi soggetti appartenenti all’associazione mafiosa, con la quale avevano stretto intensi rapporti di affari nel sistema di spartizione degli appalti pubblici, e ciò sebbene nel processo penale fosse stato accertato l’esatto contrario.

A nulla è valsa la battaglia giudiziaria intrapresa. Lo stesso Tribunale di Palermo nel 2019 rigettò l’istanza tesa alla revoca della confisca.

Adesso, però, la battaglia giudiziaria dei CAVALLOTTI rischia di abbattere l’intero sistema normativo italiano del codice antimafia.

Il ricorso presentato dall’Avv. Baldassare LAURIA, nell’interesse degli stessi imprenditori, ha denunciato una serie di violazioni della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, mettendo in risalto le contraddizioni del sistema italiano anche rispetto agli altri ordinamenti giuridici europei, ove liuto della confisca  senza reato è sconosciuta.

All’epoca, la giurisprudenza italiana, invece, affermava l’assoluta autonomia del giudizio di prevenzione rispetto a quello penale, tanto da potersi utilizzare gli stessi elementi probatori, che avevano condotto all’esito assolutorio, per giustificare l giudizio di appartenenza mafiosa.

Secondo l’Avv. Baldassare LAURIA “ Le norme sulla confisca di prevenzione, introdotta con legge Rognoni-La Torre, nel 1982, è una legge del tutto illiberale che, di fatto, ha permesso il consolidamento, nell’ordinamento italiano di un vero e proprio sistema penale del presunto colpevole, dove la pena è anticipata rispetto alla decisione finale, dove i proposti non avevano alcun diritto di difesa (soltanto con legge del 2017 il legislatore del codice antimafia ha previsto il diritto alla prova). Si tratta  di un sistema che funziona come una sorta di “clausola di riserva” utilizzato principalmente nei confronti dei soggetti assolti dal reato di associazione mafiosa. Una vera e propria giustizia dispotica”.

Con l’assegnazione alla causa alla Grande Camera, la vicenda Cavallotti diventa un “caso pilota” che, in caso di esito positivo, obbligherà dello Stato italiano di adeguare l’intero sistema del codice antimafia, legittimando, così, anche gli altri soggetti incisi da provvedimenti analoghi a chiedere la revoca dei rispetti i provvedimenti di confisca.

Una vera e propria rivoluzione, il cui costo economico non è calcolabile. Il caso Cavallotti, però, è anche l’occasione per correggere la deriva illiberale dello Stato italiano.