La storia di un uomo condannato alla detenzione a vita per un duplice delitto di cui si è autoaccusato un collaboratore di giustizia. Tra ritardi e omissioni, la vita di un detenuto in attesa di giustizia.
Lamezia Terme (Catanzaro) – Ci sono condanne che nascono da prove schiaccianti e condanne che scaturiscono da convinzioni investigative che col tempo si rivelano fragili, tanto fragili da indurre gli stessi investigatori a chiedere la revisione del processo. La storia di Pasquale Primavera è una di queste ultime, è un errore giudiziario che la stessa DDA di Catanzaro ha riconosciuto essere tale. Ma il “sistema” c.d. legale ha deciso di resistere, la storia è chiusa. Pasquale Primavera, oggi sessantadue anni, frattanto ammalatosi, però non ci sta. Con PROGETTO INNOCENTI è deciso a portare avanti, fino alla morte, la sua verità. Ha sete di giustizia, non si rassegna all’abuso subito. Lo Stato ha banchettato sulla sua pelle, ha abusato della sua autorità, sacrificando i suoi figli più fragili. Il processo di merito fu veloce, i Giudici furono suggestionati dal pregiudizio accusatorio. Ci si accontentò della dichiarazione di un testimone oculare, all’epoca sedicenne, con diversi pregiudizi di polizia, sfuggito miracolosamente all’attentato in cui avevano perso la vita Giuseppe PAGLIUSO e Antonio PERRI. VENEZIANO Vitaliano Antonio aveva riconosciuto i sicari. Almeno questo è quello che riporta il verbale dei Carabinieri. Ma quel verbale VENEZIANO non lo firmò mai, si rifiutò.L’identificazione dei sicari era falsa, indotta dai carabinieri. Al processo VENEZIANO ritrattò la sua dichiarazione, precisando di non aver riconosciuto nessuno dei sicari proprio perchè si era dato a precipitosa fuga per salvare la sua vita. Ma, per la Corte di Assise di Catanzaro Pasquale PRIMAVERA era colpevole, lo condannò all’ergastolo. Gli altri imputati, parimenti indicati dal teste, invece mandati assolti.
La storia parte da una sera di dicembre del 1990, il 22 per la precisione, quando Lamezia Terme viveva uno dei periodi più sanguinosi della sua storia. Guerra di mafia, regolamenti di conti, agguati che si susseguivano con una frequenza che aveva trasformato la città in un campo di battaglia. In quel contesto i fratelli Giuseppe e Raffaele Pagliuso erano bersagli designati. Avevano già subito attentati, viaggiavano su una BMW blindata, sapevano di essere nel mirino.
Quella sera intorno alle 20 nel rione Ospedale del quartiere Sambiase qualcuno apre il fuoco. Raffiche di kalashnikov bucano la blindatura della BMW. Giuseppe muore, Raffaele resta gravemente ferito. A un centinaio di metri viene trovato anche il cadavere di Antonio Perri, diciannovenne ammazzato con una pistola. Secondo la ricostruzione degli inquirenti era arrivato per soccorrere i Pagliuso ed è stato ucciso a sua volta.
Il giorno dopo scattano tre fermi: i fratelli Pasquale e Luigi Primavera e Gennaro Holzausen, diciotto anni. L’accusa è duplice omicidio, tentato omicidio, porto e detenzione di armi da guerra. Gli investigatori indicano i Primavera come esponenti di una cosca avversaria ai Pagliuso. In quel periodo bastava appartenere alla famiglia sbagliata per essere considerati colpevoli. Il contesto faceva il resto: Giuseppe Pagliuso otto mesi prima era scampato a un agguato in cui era morto il fratello Felice di sedici anni. La spirale di vendette rendeva plausibile qualsiasi ipotesi.
Pasquale Primavera viene processato e condannato all’ergastolo. Apparteneva ad una povera famiglia, non aveva risorse economiche adeguate ad affrontare la via crucis, il sistema perciò ha banchettato sul suo corpo fragile. Il fratello Luigi evidentemente riesce a dimostrare la propria estraneità. La sentenza diventa definitiva e per anni tutto tace. Poi arriva la svolta che dovrebbe cambiare tutto ma invece non cambia nulla.
Pasqualino D’Elia, collaboratore di giustizia considerato attendibile dagli inquirenti, si autoaccusa del duplice omicidio. Racconta che il movente era legato a contrasti nella criminalità organizzata lametina. Lo stesso ammette di avere partecipato al primo tentativo di uccisione di Giuseppe PAGLIUSO, per il q ale si era procurato le armi e l’auto blindata. Per tale reato infatti sarà definitivamente condannato, i giudici lo ritengono attendibile e genuino evidenziando come lo stesso avesse maturato la scelta di collaborare con la giustizia quando era ancora in libertà. Fornisce i dettagli de secondo agguato, indica le armi utilizzate, l’auto, fai i nomi degli esecutori materiali, indica circostanze inedite.
La D.D.A. di Catanzaro ritiene attendibile Pasqualino D’ELIA, fa quello che deve fare: segnala alla Procura Generale il probabile errore giudiziario consumato a danno di PRIMAVERA, sollecita perciò la revisione del processo. Si aprono indagini per riscontrare le dichiarazioni del pentito. Si raccolgono elementi, si verificano fatti, si costruisce un dossier. Tutto converge verso la necessità di riaprire il caso. Lo fa la Procura Generale della Corte di Appello di Catanzaro: Pasquale Primavera è innocente, perciò chiede alla Corte di Appello di Salerno la revisione della sentenza di condanna.
Nel processo di revisione innanzi la Corte di Appello di Salerno D’ELIA Pasqualino conferma tutto. PRIMAVERA Pasquale è estraneo alla cosca mafiosa che ha deliberato l’attentato omicidiario a danno dei fratelli PAGLIUSO, rispetto al quale non ha avuto alcun ruolo. D’ELIA descrive ogni particolare dell’agguato, le fasi deliberative, indica gli esecutori materiali e i mandanti.
La Corte d’appello sente altro collaboratore di giustizia, DI STEFANO MASSIMO. Questi riferisce di aver fatto parte della cosca GIAMPA’ di Lamezia Terme, cioè Nicastro ove vi erano vari gruppi, Pasquale GIAMPA’ in via de Progresso, a Capizzaglie i TORCASIO e al centro c’era GIAMPA’ Francesco, e poi c’erano vari gruppi, diciamo i cani sciolti che ogni tanto davano fastidio. A Sambiase, invece, riferiva il collaboratore c’era il gruppo dei GATTINI, PAGLIARO, IANNAZZO che in quel periodo si erano alleati. D’altra parte c’erano i PAGLIUSO contrapposti ai primi.
DI STEFANO riferiva che a Sambiase la cosca locale aveva deciso di eliminare PAGLIUSO Giuseppe, perchè si era messo contro sia ai IANNAZZO che ai GATTINI e gli stessi ANDRICCIOLA, per averlo saputo all’intento del suo gruppo criminale in Nicastro.
E, purtuttavia, Il 15 novembre 2007 la Corte d’assise d’appello di Salerno respingeva l’istanza di revisione. Fine della storia.

Luigi Primavera, fratello dell’ergastolano, scrive lettere per denunciare questa situazione kafkiana: “Mentre si parla tanto di processo breve, a tutt’oggi mio fratello non può sperare ancora di ricorrere in Cassazione per l’annullamento della sentenza della Corte d’appello di Salerno. E non sa neppure per quale motivo è stata respinta un’istanza di revisione motivata dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia ampiamente accreditato”.
E intanto a Lamezia Terme quella sera del 22 dicembre 1990 resta avvolta nel mistero. Chi ha davvero ucciso Giuseppe Pagliuso e Antonio Perri?
Nel 2024 Pasquale PRIMAVERA si rivolge a PROGETTO INNOCENTI, racconta la sua storia, grida la sua innocenza. Gli avvocati della ong si mettono al lavoro, raccolgono altre prove e sentono VENEZIANO Vitaliano Antonio, il giovane scampato miracolosamente all’agguato. mortale.
Emerge un nuovo quadro probatorio che conduce alla innocenza di Pasquale PRIMAVERA. L’istanza di revisione viene depositata di nuovo presso la Corte di Appello di Salerno. V’è la dichiarazione del nuovo collaboratore di giustizia, GIAMPA’ PASQUALE, cui faceva riferimento DI STEFANO Massimo, che ribadisce l’estraneità del PRIMAVERA all’attentato omicidiario; anche lui indica gli esecutori materiali e i mandati, esclude l’appartenenza del PRIMAVERA alla cosca che aveva deliberato l’omicidio.
D’ELIA PASQUALINO intanto riferiva ai difensori di non aver mai indicato PRIMAVERA Pasquale quale esecutore dell’attentato. Spiegava di essere stato sentito dai carabinieri poche ore dopo essere sfuggito all’attentato, senza assistenza di alcuno ei suoi genitori, pur essendo all’epoca minorenne, di essere stato indotto dai militari a fare il nome di PRIMAVERA.
Ma c’è dell’altro. Gli avvocati di PRIMAVERA incaricano la dr. Raffaella SORROPAGO, per un nuovo esame balistico sui reperti. Il risultato è sconvolgente: le armi utilizzate per uccidere utilizzavano cartucce di fabbricazione sovietica (M 43 Russian) che avevano una composizione chimica a base di fulminato di mercurio,senza bario. Il risultato smentisce, così, l’accertamento balistico compiuto dalla Procura di Catanzaro che aveva rilevato sul giubbotto dl PRIMAVERA tracce di bario. L’assenza di tracce di fulminato di mercurio, dunque, secondo la dr. SORROPAGO, esclude che PRIMAVERA Pasquale possa essere stato l’autore dell’omicidio.
Adesso è la Corte di Cassazione che dovrà decidere, ancora una volta, la sorte di Pasquale PRIMAVERA. C’è il ricorso per l’annullamento della decisione di inammissibilità della Corte di Appello di Salerno che ha ritenuto il caso non più rivedibile, atteso il precedente rigetto. Secondo i difensori è una decisione figlia di una “giustizia dispotica”, che rinuncia all’accertamento della verità per conservare il giudicato formale.
La battaglia è appena all’inizio. Pasquale PRIMAVERA si gioca la sua vita, è disposto a portare il suo caso in tutte le sedi giudiziarie nazione ed internazionali. Questa volta, però, non è solo, PROGETTO INNOCENTI farà la sua parte.