Per la quarta volta la Corte di Cassazione si occuperà della condanna di tre giovani napoletani, condannati dalla Corte di Assise di Napoli il 26.3.2007 alla pena di anni 23 di reclusione, perché ritenuti responsabili, quali esecutori materiali, dell’omicidio di Carmela Attrice del 26.3.2005, avvenuto nel rione C ale Celesti di Napoli, teatro di una violenta guerra di camorra dei primi anni duemila, tra il clan Di Lauro e i c.d. scissionisti. Carmela Attrice non aveva fatto nulla, era la madre di uno dei ragazzi di Cosimo Di Lauro che aveva deciso di “mettersi in proprio”, perciò il suo omicidio costituì un segnale per coloro che mettevano in discussione l’autorità di Di Lauro.
La donna fu attirata in una vera e propria trappola mortale. Invitata da un ragazzino a scendere nell’androne della palazzina si ritrovò di fronte al suo assassino a cui avevano commissionato l’omicidio.
Per quell’agguato mortale furono accusati tre giovani che un minorenne, REA GAETANO, aveva visto aggirarsi nella zona subito dopo l’esplosione dei colpi di arma da fuoco, e che successivamente indicava come gli esecutori materiale dell’agguato, per averlo appreso da un suo amico. L’amico informatore, però, tale RECCIA PASQAULE, al processo non confermava, si avvaleva della facoltà di non rispondere.
La Corte di Assise di Napoli non ebbe tuttavia dubbi, si accontentò della testimonianza indiretta non confermata e condannò SALVATORE MONACO, TAVASSI MICHELE e STARACE SALVATORE, tutti alla pena di anni ventitré di reclusione. Il P.M. della Direzione Distrettuale Antimafia, dr. STEFANIA CASTALDI, che aveva chiesto la pena dell’ergastolo per tutti, subito dopo la lettura della sentenza aveva dichiarato “ E’ una vittoria dello Stato”.
Nel 2020 i tre condannati si sono rivolti a PROGETTO INNOCENTI, hanno raccontato la loro storia, ed in effetti i conti non quadravano. Troppe supposizioni nel ragionamento dei giudici di merito il cui giudizio è sembrato subito molto approssimativo. Frattanto erano emerse le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia che scagionavano i tre malcapitati e indicavano i veri esecutori materiali dell’omicidio. Fra gli altri, CAPASSO CARLO, sentito più volte dalla DDA di Napoli nel 2010, indicava quali esecutori materiali dell’uccisione di Attrice Carmela, BUONO Mario e GIANNINO Luigi. CAPASSO, già intraneo al clan dei DI LAURO, riferiva inoltre di avere appreso tale circostanza proprio da BUONO LUIGI che gli aveva riferito che per arrivare alla vittima erano passati da sotto il garage: “me lo disse Mario […] ad uccidere Carmela Attrice, cioè a sparare, furono lui e Luigi Giannino […] non ricordo se me lo disse poco dopo l’omicidio o dopo la faida […] ricordo solo che disse che sul posto dove stava la vittima erano arrivati da sotto al garage”. Anche, altro collaboratore GIUGLIANO Gianluca, sentito più volte nel 2013, riferiva che l’omicidio Attrice era stato eseguito da GIANNINO Luigi e BUONO Mario. Tutti hanno escluso la responsabilità di MONACO SALVATORE.
E tuttavia per la quarta sezione della Corte di Appello di Roma, la revisione appariva infondata, le dichiarazioni dei pentiti generiche, dunque le istanze venivano dichiarate inammissibili. La Corte di Cassazione, prima sezione penale, àdita dai difensori degli imputati, Avvocati Baldassare LAURIA, Maria Cristina GRILLO, Pardo CELLINI e Laura ANCONA, accoglieva i ricorsi e con tre distinte sentenza annullava le decisioni della Corte d’appello romana, ordinando un nuovo processo alla Corte di Appello di Perugia per decidere se il giudizio di colpevolezza formulato dai giudici napoletani, sulla scorta della dichiarazione dell’accusatore REA GAETANO, poteva reggere ancora alla luce delle dichiarazioni rese dai pentiti.
Anche la Corte di Appello di Perugia, però, ha respinto la domanda di revisione, rifiutando di riaprire l’istruttoria dibattimentale per escutere le fonti dichiarative, così come aveva ordinato la Corte di Cassazione con le sentenze di rinvio.
Per i difensori dei tre ragazzi si è trattato di una decisione incomprensibile, di carattere dispotico, oltretutto immotivata in relazione al preciso ordine impartito dalla Corte di Cassazione che adesso dovrà decidere, ancora una volta, il destino dei tre condannati.