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26 Aprile 2026 4 min lettura

Garlasco: il Tribunale di Pavia non può giudicare Andrea Sempio per il grave turbamento della serenità e imparzialità dei Giudici. Il processo va rimesso ad altra Autorità Giudiziaria

Garlasco: il Tribunale di Pavia non può giudicare Andrea Sempio per il grave turbamento della serenità e imparzialità dei Giudici. Il processo va rimesso ad altra Autorità Giudiziaria

La Procura della Repubblica di Pavia si accinge a chiedere il rinvio a giudizio di Andrea SEMPIO mentre elabora la richiesta di revisione nei confronti di Alberto STASI, già irrevocabilmente condannato per l’omicidio di Chiara POGGI. La situazione che si sta creando, in un complesso e suggestivo clima sociale, pone un grande interrogativo sulle condizioni di serenità e imparzialità che garantiscono la celebrazione di un giusto processo.

L’avv. Baldassare LAURIA, direttore della Fondazione Giuseppe Gulotta, ritiene che detta situazione, senza precedenti nella storia giudiziaria italiana, legittima la difesa di Andrea SEMPIO a chiedere la rimessione del processo ad altro giudice.

Il codice di procedura penale, all’art. 45, prevede infatti che nei casi in cui sussistano situazioni locali tali da turbare il libero svolgimento del processo, tanto da generare un legittimo sospetto sulla indipendenza dei giudici, l’imputato o il P.M. possono chiedere alla Corte di Cassazione di rimettere il giudizio ad altra autorità.

Nel caso Garlasco c’è di più. Il P.M. gioca un’altra partita, quella di Alberto STASI per il quale sta chiedendo alla Procura Generale di Milano la proposizione della domanda di revisione. Nell’ordinamento italiano, si sa, prima di rappresentare l’accusa nel dibattimento, il P.M. svolge una funzione di garanzia nei confronti dell’indagato, tanto da essere costretto ad attivare ogni indagine utile alla tesi difensiva. Tale funzione di garanzia nel caso in esame appare fortemente compromessa. Sorprende, in verità, che ancora prima di chiedere il rinvio a giudizio, il P.M. si sia preoccupato della posizione di STASI, già irrevocabilmente condannato e che in passato si è visto già respingere la propria domanda d revisione.

Andrea Sempio sembra essere avviato ad un processo farsa. Già le indagini hanno dimostrato una scarsa sobrietà, l’avviso di garanzia nei confronti dello stesso (al momento solo quello) ha innescato un vero e proprio processo mediatico. Ogni atto compiuto o pensato dalla Procura è stato oggetto di disamina publica, trasformando così una indagine che per dovrebbe essere segreta in un forum pubblico.

Al di là di ogni considerazione sulla bontà degli elementi indiziari c’è un evidente vulnus delle garanzie del giusto processo, che dovrebbe svolgersi in una lima di serenità senza condizionamenti esterni

Per i PM di Pavia la nuova partita si gioca sul Dna ricavato intorno alle unghie di Chiara Poggi, che sembra essere compatibile con il profilo di Andrea Sempio.  E’ chiaro, però che detto elemento non presenta carattere di univocità, non potendo fissare l’epoca di tale contaminazione e presentando diversi elementi che non consentono di ritenere l’affidabilità scientifica del nuovo esame.  La genetista Marina BALDI  e l’ex dirigente della Polizia scientifica Armando PALMEGIANI hanno, da un lato, valorizzato la mancanza di validità scientifica granitica delle analisi effettuate, come tra l’altro indicato anche dalla stessa Denise Albani.

Insomma, il nuove esame sembra essere più una ipotesi di studio che una prova.

Al di là di ogni considerazione sulla bontà degli elementi indiziari c’è comunque un evidente vulnus delle garanzie del giusto processo, che dovrebbe svolgersi in una lima di serenità senza condizionamenti esterni

Il computer è un elemento ancora più equivoco. Sempio lo usava quando andava a giocare con il fratello. Per i pm il pc era spento da (almeno) tre giorni prima del delitto. Chiara non può non essersi lavata le mani per tutto quel tempo. 

Gli altri elementi, le telefonate la mattina del delitto e la scarpa del killer sono francamente elementi del tutto inconsistente.

La stessa Procura, a ben riflettere, conosce la fragilità di detti elementi e infatti si è guardata bene dal chiedere l’applicazione di una misura cautelare nei confronti di Sempio. Avrebbe bruciato l’inchiesta, fallito ancora prima di iniziare. Ecco perché la partita che gioca è un’altra.