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20 Settembre 2015 2 min lettura

La Grande Camera respinge il ricorso dell’Italia sul caso Contrada.

Con la sentenza del 15 u.s. la Grande Camera della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha respinto il ricorso del governo italiano contro la decisione della Cedu”. A dirlo l’ex dirigente del Sisde Bruno Contrada condannato a 10 anni di reclusione per concorso esterno alla mafia. Lo scorso aprile, la Corte di Strasburgo aveva sancito che l’ex poliziotto non doveva essere condannato riconoscendogli, tra l’altro, un risarcimento di 10 mila euro per danni morali. Il ministero della Giustizia italiano aveva quindi fatto ricorso, ma la Corte UE l’ha rigettato in quanto all’epoca dei fatti (1979-1988), il reato non “era sufficientemente chiaro”.
Contrada ha dichiarato di essere soddisfatto della “nuova decisione presa dalla grande Camera composta da diciassette giudici contro i sette del primo grado.
Va ricordato che la CEDU aveva condannato in prima istanza la repubblica italiana in relazione alla mancata ammissibilità  della revisione, proposta dal contrada sul presupposto della illegalità  della sentenza di condanna.
La pronuncia definitiva della CEDU apre, cosà¬, la strada alle possibili revisioni avverso le sentenze di condanna dei tribunale italiani per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, commesso nel  medesimo contesto temporale (1979-1988), in cui non era sufficiente chiaro il precetto penale.
La revisione è adesso attivabile ai sensi della sentenza nr. 113 del 2011 che ha introdotto la c.d. revisione europea, ammissibile anche ai casi analoghi a quelli oggetto della sentenza di condanna della CEDU, trattandosi di violazione ai principi convenzionali a protezione dei fondamentali umani.
A cura di Baldassare Lauria.