Vai al contenuto principale
Categoria

Giurisprudenza Diritto Penale Europeo

DIRITTO AD UN EQUO PROCESSO DAVANTI ALLA CORTE DI GIUSTIZIA CEE

CASO KOKKELVISSERIJ C. OLANDA
Sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 20.01.2009
Il ricorso è stato presentato da un’associazione olandese in ordine alla violazione dell’art. 6 della Cedu patita nel processo svoltosi davanti alla Corte di giustizia delle Comunità europee, relativo alla interpretazione pregiudiziale di una norma comunitaria. In particolare, la ricorrente si era vista rifiutare la possibilità di presentare o illustrare una memoria all’esito delle conclusioni dell’Avvocato generale della Corte. I giudici di Strasburgo hanno respinto il ricorso, rilevando che le ragioni dell’associazione, dopo la decisione della Corte di giustizia, potrebbero essere ancora fatte valere nel processo principale e che pertanto le garanzie del giusto processo sono ancora disponibili secondo l’ordinamento olandese.
Testo Completo: Sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo del 20 gennaio 2009

Leggi tutto →

CASO ZOLOTUKHIN v. RUSSIA: IL BIS IN IDEM INTERNAZIONALE

DIRITTO DI NON ESSERE GIUDICATO O PUNITO DUE VOLTE – NOZIONE DI “SAME OFFENSE” La Corte ha analizzato il profilo della nozione di “stesso fatto” ai fini del divieto di bis in idem sancito dall’art. 4 del Protocollo n. 7. Ha dato atto di aver in passato assunto approcci diversi, ponendo l’enfasi ora sull’identità dei fatti, indipendentemente dalla loro qualificazione giuridica, accettando la tesi che l’identità può essere desunta anche da differenti reati, ora sull’esistenza di elementi essenziali comuni a differenti reati. Pertanto ha ritenuto opportuno fornire una chiara definizione di cosa debba intendersi per “same offence” ai fini della Convenzione. Ha chiarito che la garanzia dettata dal citato articolo è stata costruita come divieto del perseguimento o del giudizio di una persona per una seconda volta per un reato che ha ad oggetto i medesimi fatti o fatti che siano “sostanzialmente” gli stessi di quelli per i quali è già stato giudicato.
Sentenza inlingua italiana, traduzione dall’inglese non ufficiale, di LAURA ANCONA.

Leggi tutto →

L’ITALIA CONDANNATA PER IL RIMPATRIO DI UN CITTADINO TUNISINO

Il 24 febbraio 2009 la Corte europea dei diritti umani ha stabilito che l’Italia, avendo rimpatriato forzatamente in Tunisia Essid Sami Ben Khemais, ha violato l’art. 3 della Convenzione europea sui diritti umani, relativo al divieto di tortura e trattamenti inumani o degradanti.
In Italia, Ben Khemais era stato condannato nel 2002 a cinque anni di carcere per associazione per delinquere e, successivamente, nel 2006 a un altro periodo di detenzione per aggressione. Il 3 giugno 2008 era stato espulso, nonostante la stessa Corte europea avesse chiesto la sospensione del provvedimento, ai sensi dell’art. 39 del proprio Regolamento.
Il governo italiano aveva sostenuto in giudizio di aver ricevuto “assicurazioni diplomatiche” dalla Tunisia, secondo le quali Ben Khemais non sarebbe stato torturato dopo il rimpatrio. La Corte europea dei diritti umani non ha rinvenuto motivi per rivedere le proprie conclusioni espresse nel febbraio 2008 nella sentenza Saadi c. Italia, circa i numerosi e frequenti casi di tortura registrati in Tunisia nei confronti di persone anche soltanto sospettate di terrorismo. Queste conclusioni risultano, secondo la Corte, confermate dal rapporto di Amnesty International del 2008 sulla Tunisia. Le assicurazioni diplomatiche, sottolinea la Corte, non sono affidabili, se l’assenza di rischi di tortura e maltrattamenti non può essere affermata con certezza. Nel caso di Ben Khemais questo rischio c’è, motivo per cui l’espulsione ha costituito violazione dell’art. 3.
Inoltre, avendo espulso Ben Khemais nonostante la richiesta di sospensione da parte della Corte, l’Italia è ritenuta aver violato anche l’art. 34 della Convenzione che stabilisce il diritto a un rimedio giudiziario effettivo, perché il livello di protezione che la giurisdizione della Corte avrebbe potuto garantire al ricorrente è stato irreversibilmente ridotto dall’espulsione in pendenza di giudizio. A seguito dell’espulsione, Ben Khemais è stato di fatto posto dall’Italia al di fuori dalla giurisdizione della Corte e ciò ha avuto effetti sull’esercizio del suo diritto di difesa e potrebbe averne in futuro sui rischi di tortura.
La Corte ha riconosciuto al ricorrente un risarcimento, da parte dell’Italia, di 10.000 euro per i danni morali e di 5000 euro per le spese sostenute.
“La decisione della Corte ribadisce un punto importante: le assicurazioni diplomatiche che una persona non verrà torturata al suo rientro nel paese di origine sono insufficienti e inaffidabili, ogniqualvolta non siano confortate inequivocabilmente dai fatti” – ha commentato la Sezione Italiana di Amnesty International. “Basandosi su questo genere di assicurazioni i governi indeboliscono il sistema dei trattati internazionali sui diritti umani, compreso il divieto assoluto di maltrattamenti e della tortura, privilegiando accordi bilaterali negoziati con paesi già noti per il mancato rispetto dei propri obblighi internazionali di prevenire e punire i maltrattamenti e la tortura”.

Leggi tutto →

CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA SULTRANSESSUALISMO

Il 7 gennaio 2004 la Corte di giustizia ha pronunciato una sentenza nella questione pregiudiziale C-117/01, (K.B. / National Health Service Pensions Agency and Secretary of State for Health).
Anche questa volta, attraverso la tutela di situazioni rilevanti per il diritto comunitario, il giudice comunitario è giunto a garantire indirettamente un innalzamento dello standard di tutela dei diritti fondamentali nell’ambito degli ordinamenti nazionali.
Nella pronuncia in esame, infatti, si censura indirettamente una legislazione nazionale (del Regno Unito) che, non riconoscendo la nuova identità sessuale dei transessuali, impedisce loro di accedere al matrimonio. Infatti, secondo la Corte, una simile disciplina risulta contraria al diritto comunitario in quanto ne consegue il mancato accesso per gli stessi al beneficio della pensione di reversibilità.
Pur lasciando agli Stati la facoltà di dettare discipline e adottare provvedimenti con i quali si riservano determinati vantaggi alle coppie coniugate, di per sè non ritenuti come integranti una discriminazione, la Corte afferma, tuttavia, che ciò non è consentito qualora il diritto interno, in tal modo, impedisca il godimento di situazioni giuridiche garantite dal diritto comunitario. L’intreccio si aggrava peraltro quando nel far ciò il diritto interno vada ad integrare una violazione dei diritti umani così come garantiti dalla Cedu.
Diversamente dalla disciplina italiana, la legislazione del Regno Unito, non prevedendo la possibilità di modifica dello stato civile a seguito del mutamento del sesso del cittadino transessuale, impedisce allo stesso di contrarre matrimonio. Da ciò era sorta la controversia tra la sig. K. B e la National Health Service Pensions Agency, che aveva negato il diritto alla pensione di reversibilità al convivente della signora. La coppia, a causa della suddetta disciplina, non aveva potuto contrarre matrimonio, non potendo quindi integrare il requisito imposto dalla legge per accedere alla pensione.
Da tale giudizio proviene la questione pregiudiziale, nel risolvere la quale il giudice comunitario richiama la giurisprudenza della Corte Edu in materia di accesso al matrimonio per i transessuali ed afferma come la richiamata disciplina britannica sia in contrasto con il diritto comunitario.

Leggi tutto →

CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO; RESPONSABILITA’ DEL MAGISTRATO

La sentenza della CEDU interviene sul diritto al risarcimento dei danni in materia di responsabilità civile del magistrato.
L’articolo 2 § 1 della legge n. 117 del 13 aprile 1988 (legge sul risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati.) dispone:

“Chi ha subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario posto in essere dal magistrato con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni ovvero per diniego di giustizia…

Leggi tutto →

CASO LABITA BENEDETTO – SENTENZA CORTE EUROPEA DIRITTI DELL’UOMO

Sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 6.04.2000, che ha accolto il ricorso di LABITA BENEDETTO e condannato la Repubblica Italiana per l’omesso accertamento delle denunciate torture patite dal LABITA nel carcere di Pianosa, ove è stato detenuto in stato di custodia cautelore per associazione mafiosa ex art. 416 bis c.p., e poi assolto dal Tribunale di Trapani perchè il fatto non sussiste.
Testo in lingua francese.

  SCARICA IL DOC. ALLEGATO : LABITABENRDETTO.pdf

Leggi tutto →

L’ERGASTOLO E’ UNA PENA DA RIVEDERE PERCHE’ IMPRECISA

Con la sentenza del 12 febbraio 2008, nella causa Kafkaris c. Cyprus, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha accolto il ricorso presentato da un soggetto nei confronti della legge cipriota sull’ergastolo ritenuta troppo imprecisa nella quantificazione della pena.
Con nota di LAURA ANCONA

  SCARICA IL DOC. ALLEGATO : CIRPOERGASTOLO.pdf

Leggi tutto →

CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO – CASO SAADI C/ITALIA

Strasburgo, Sentenza del 28.02.2008.
La probabilità che l’espulso, sospettato di attività terroristica nel paese di appartenenza, venga sottoposto a trattamenti inumani impedisce l’esecuzione della misura di allontanamento dal territorio perchè in contrasto con l’articolo 3 della Convenzione.
L’opinione del Giudice ZUPANCIC e del giudice MYJER.

  SCARICA IL DOC. ALLEGATO : SAADIITALIA.doc

Leggi tutto →