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Categoria

Giurisprudenza delle Corti Italiane

MISURE DI PREVENZIONE ,INTERCETTAZIONI DICHIARATE INUTILIZZABILI

Corte di Cassazione, Sezioni Unite, Sentenza n. 13426 25 MARZO 2010 –

Le Sezioni Unite hanno statuito che sono insuscettibili di utilizzazione nell’ambito di qualsiasi tipo di giudizio, compreso quello di prevenzione, le intercettazioni dichiarate inutilizzabili ex art. 271 c.p.p. (nella specie, per inosservanza delle disposizioni ex art. 268, comma 3, c.p.p., per assenza di motivazione in ordine all’inidoneità od insufficienza degli impianti esistenti presso la Procura della Repubblica), così come più in generale tutte le prove inutilizzabili ex art. 191 c.p.p. perché acquisite…

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MISURE DI PREVENZIONE> BENI ACQUISITI ANTECEDENTEMENTE PERICOLOSITA’

Sentenza Cassazione penale , sez. I, 29 maggio 2009, n. 35466

  In materia di misure di prevenzione antimafia, sono sequestrabili e confiscabili anche i beni acquisiti dal proposto, direttamente o indirettamente, in epoca antecedente a quella cui si riferisce l’accertamento della pericolosità. Dichiara inammissibile, App. Napoli, 30 ottobre 2007   SCARICA IL DOC. ALLEGATO : CONFISCAPREVENZIONEPDF.pdf

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CORTE COSTITUZIONALE: MISURE DI PREVENZIONE IN UDIENZA PUBBLICA

Sentenza della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, del 8 marzo 2010 che dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 4 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423 (Misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e per la pubblica moralità) e dell’art. 2-ter della legge 31 maggio 1965, n. 575 (Disposizioni contro la mafia), nella parte in cui non consentono che, su istanza degli interessati, il procedimento per l’applicazione delle misure di prevenzione si svolga, davanti al tribunale e alla corte d’appello, nelle forme dell’udienza pubblica.
In conformità alle indicazioni della Corte europea dei diritti dell’uomo, resta fermo il potere del giudice di disporre che si proceda in tutto o in parte senza la presenza del pubblico in rapporto a particolarità del caso concreto, che facciano emergere esigenze di tutela di valori contrapposti, nei limiti in cui, a norma dell’art. 472 cod. proc. pen., è legittimato lo svolgimento del dibattimento penale a porte chiuse.

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CONFISCA DI PREVENZIONE: TERZO TITOLARE DIRITTO, AFFIDAMENTO INCOLPEVO

Cassazione penale , sez. V, 18 marzo 2009, n. 15328
In tema di confisca quale misura di prevenzione patrimoniale, ex art. 2 ter L. n. 575 del 1965, sussiste a carico del terzo, titolare di un diritto reale di garanzia sul bene oggetto del provvedimento di confisca di prevenzione, l’onere di dimostrare di avere positivamente adempiuto con diligenza agli obblighi di informazione e di accertamento e quindi di avere fatto affidamento “incolpevole” ingenerato da una situazione di oggettiva apparenza relativamente alla effettiva posizione del soggetto nei cui confronti si acquisisce il diritto di garanzia. (Fattispecie in cui si è escluso l’assolvimento di detto obbligo gravante su un istituto di credito – creditore ipotecario di una società che aveva conseguito una apertura di credito di svariati miliardi, concedendo ipoteca su diversi immobili divenuti oggetto di provvedimento definitivo di confisca, ex L. n. 575 del 1965 – evidenziando che già sulla base dei risultati della istruttoria predisposta dalla banca, funzionale alla valutazione del “merito creditizio”, emergeva la scarsa entità del capitale sociale rispetto alle fonti di finanziamento e la percezione dell’influenza di vicende “extracaratteristiche” non sufficientemente specificate e che, pertanto, il terzo creditore di fatto disponeva di tutti gli strumenti utili alla formulazione di un giudizio di “non illibatezza” dell’operatore commerciale).

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REVOCA CONFISCA DI PREVENZIONE

Cassazione penale , sez. II, 14 maggio 2009, n. 25577
Ai fini della revoca della confisca definitiva di prevenzione, che si muove nello stesso ambito della revisione del giudicato penale di condanna, non costituisce prova nuova una diversa valutazione tecnico-scientifica di dati già valutati, che si tradurrebbe in apprezzamento critico di emergenze oggettive già conosciute e delibate nel procedimento. (Fattispecie relativa alla produzione di due ulteriori consulenze contabili concernenti modalità di determinazione delle disponibilità finanziarie del sottoposto alla misura di prevenzione e del suo nucleo familiare diverse da quelle utilizzate dalla Guardia di Finanza).

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CONFISCA, EX ART. 12 SEXIES D.L. 306 / 1992, REVOCA / REVISIONE

CORTE DI CASSAZIONE, Sentenza del 9.1.2009, sezioneprima penale….
La confisca disposta in sede esecutiva ai sensi dell’art. 12-sexies del D.L. 8 giugno 1992 n. 306, convertito con modd. nella L. 7 agosto 1992 n. 356 (modifiche urgenti al nuovo codice di procedura penale e provvedimenti di contrasto alla criminalità mafiosa) è suscettibile di revoca, purché con l’incidente proposto per la rimozione del provvedimento ablativo si deducano non situazioni di fatto costituenti condizioni di legittimità della misura attinenti all’assenza di giustificazione circa la provenienza dei beni e al loro valore non proporzionato al reddito dichiarato o all’attività economica lecita del soggetto colpito – coperte dal giudicato di condanna – ma prove nuove sopravvenute alla conclusione del procedimento, per tali dovendosi intendere anche quelle preesistenti, non valutate nemmeno implicitamente dal giudice.

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MISURE PREVENZIONE> APPARTENENZA ALLA ASSOCIAZIONE MAFIOSA

Sentenza Cassazione penale , sez. I, 16 aprile 2007, n. 21048
In materia di misure di prevenzione da applicarsi nei confronti di soggetti indiziati di appartenenza ad associazioni di tipo mafioso, nell’ambito della previsione dell’art. 1, l. 31 maggio 1965 n. 575, il concetto di “appartenenza” a un’associazione mafiosa va distinto sul piano tecnico da quello di “partecipazione”, risolvendosi in una situazione di contiguità all’associazione stessa che (pur senza integrare il fatto-reato tipico del soggetto che organicamente è partecipe – con ruolo direttivo o non – del sodalizio mafioso) risulti funzionale agli interessi della struttura criminale e nel contempo denoti la pericolosità sociale specifica che sottende al trattamento prevenzionale; di tale che nella categoria dell’appartenenza deve essere indubbiamente ricondotta anche la situazione del concorso esterno nel reato associativo prefigurato dall’art. 416 bis c.p.

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MISURE PREVENZIONE PATRIMONIALI> SPROPORZIONE TRA REDDITO E PATRIMONIO

Sentenza della Corte di Cassazione penale , sez. II, 26 febbraio 2009, n. 10549………………
Al fine di disporre il sequestro preventivo e la conseguente confisca di beni patrimoniali previsti dall’art. 12 sexies d.l. 8 giugno 1992 n. 306, conv., con modificazioni, nella l. 7 agosto 1992 n. 356, l’elemento della sproporzione tra il reddito dichiarato dal soggetto o i proventi della sua attività economica e il valore economico dei beni da sequestrare e, poi, da confiscare deve essere accertato attraverso una ricostruzione storica della situazione dei redditi e delle attività economiche al momento dei singoli acquisti da parte del soggetto, il quale può esporre fatti e circostanze specifiche e rilevanti, indicando puntualmente le proprie giustificazioni.

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CONFISCA> INTERVENTO DEL TERZO CHE RIVENDICA LA PROPRIETA’

Cassazione penale , sez. VI, 29 settembre 2005, n. 41195
Il terzo che intenda rivendicare un bene di cui sia stata disposta la confisca ai sensi dell’art. 2 ter della legge 31 maggio 1965 n. 575 non può chiedere la revoca di detta misura ai sensi dell’art. 7 della legge 27 dicembre 1956 n. 1423 (applicabile solo con riguardo alle misure di prevenzione di carattere personale) ma può promuovere incidente di esecuzione, a condizione che sia rimasto estraneo al giudizio di cognizione all’esito del quale la misura stessa è stata disposta, prospettando anche elementi di prova successivamente emersi ed a suo tempo non potuti acquisire perché non conosciuti; nella quale ipotesi l’eventuale azionabilità dell’incidente di esecuzione viene ad essere ricondotta entro un modello tipicamente revocatorio quale è quello (sotto il profilo della causa petendi) della revocazione prevista dall’art. 395 c.p.c.

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