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Revoca delle misure di prevenzione

MISURE REALI NEL DIRITTO EUROPEO

L’interesse della Comunità internazionale a cooperare nella misura più ampia possibile nei procedimenti finalizzati all’ablazione dei patrimoni illeciti è emerso di pari passo con l’esigenza di contrastare, su scala multilaterale, il riciclaggio dei proventi delle attività criminali in genere e del narcotraffico in ispecie. Dalla fine degli anni ottanta matura, invero, la consapevolezza che un’efficace strategia di prevenzione e di lotta contro la moderna criminalità – sempre più propensa ad imporsi a livello transnazionale attraverso complesse e sofisticate strutture organizzative.

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MISURE PREVENZIONE CON OBBLIGO DI SOGGIORNO, AUTORIZZAZIONI

Corte di Cassazione, Sentenza n. 27576 del 23 giugno 2010 – depositata il 15 luglio 20
In tema di misure di prevenzione, alla persona sottoposta alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno in un determinato comune può essere concessa l’autorizzazione ad allontanarsene per soddisfare esigenze di salute gravi e temporanee, ovvero in presenza di gravi e contingenti ragioni familiari, ma non anche per soddisfare generiche esigenze correlate al desiderio di mantenere rapporti visivi e personali con i propri parenti. (Applicando tale principio al caso di specie, è stata negata l’autorizzazione ad assentarsi dal luogo del soggiorno obbligato per recarsi ad effettuare un colloquio con il padre detenuto).

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APPUNTI PER LA RELAZIONE SULLE VENDITE FORZATE DEI BENI CONFISCATI E G

La legge 31 maggio 1965, n.575, così come modificata dalla legge Rognoni La Torre
n.646/82 (c.d. legge antimafia), non prende in considerazione i terzi creditori di somme di
denaro e/o portatori di diritti sulle cose sequestrate e/o confiscate (di terzi l’art.2 ter della
legge si occupa soltanto quando fa riferimento ai soggetti chiamati ad intervenire nel
procedimento per fornire la prova di avere acquistato lecitamente beni che si presumono
nella disponibilità del prevenuto).

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LA COPERTURA COSTITUZIONALE DELLA CONFISCA DI PREVENZIONE

La confisca di prevenzione ex legge n. 575/1965 è uno strumento di difesa dei cittadini da soggetti particolarmente pericolosi che potrebbero utilizzare i beni accumulati con comportamenti malavitosi per rafforzare maggiormente i propri poteri, strumento la cui efficacia nel contrasto ai fenomeni di criminalità ha indotto il legislatore ad estenderne l’operatività anche al terrorismo internazionale (art. 7 d.l. n. 374/2001 convertito in l. n. 438/2001).
Si tratta dunque di un provvedimento dalla sicura finalità preventiva, non privo di effetti sanzionatori, la cui compatibilità con la Costituzione è stata vagliata dal giudice delle leggi.
Nella sentenza n. 335/96 si è affermato che la confisca non ha la sua ragion d’essere nei caratteri dei beni che ne vengono attinti, giacchè è rivolta “non a beni come tali, in conseguenza della loro sospetta provenienza illegittima, ma a beni che, oltre a ciò, sono nella disponibilità di persona pericolosa, in quanto sospetta di appartenere ad associazioni di tipo mafioso”.
“La pericolosità del bene, per così dire, è considerata dalla legge derivare dalla pericolosità della persona che ne può disporre”.
Siffatta indicazione, relativa al nesso inscindibile della confisca con la pericolosità del soggetto che dispone del bene, la si ritrova anche nella giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo.
Ai sensi dell’art. 1 del primo protocollo addizionale alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo “ogni persona fisica o giuridica ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno può essere privato della proprietà se non per cause di utilità pubblica e nelle condizioni previste dalla legge e dai principi generali del diritto internazionale”…….SEGUE

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LE INFILTRAZIONI MAFIOSE NELL’ECONOMIA

Sulla questione della conformità del sistema di prevenzione antimafia, dopo la L. 125/2008, alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Di GIUSEPPE PIGNATONE, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria.

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