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Categoria

Giurisprudenza delle Corti Italiane

MISURE DI PREVENZIONE PERSONALI – ATTUALITA’ PERICOLOSITA’ SOCIALE

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE – SEZIONE SESTA PENALE , SENTENZA DEL 13.10.2010 –

Ai fini dell’applicazione delle misure di prevenzione la pericolosità sociale del sottoposto deve sussistere al momento in cui viene adottata la decisione di primo grado con cui viene affermata, nel ed è invece irrilevante che gli elementi sintomatici o rivelatori della medesima risultino essere oramai lontani nel tempo al momento della celebrazione dei successivi gradi di giudizio. Rigetta, App. Napoli, 07 luglio 2009   SCARICA IL DOC. ALLEGATO : LASENTENZADELLACASSAZIONE.pdf

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BENI APPARTENENTI A TERZI-ONERE DI DIMOSTRARE FITTIZIETA’ INTESTAZIONE

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, SEZIONE SECONDA PENALE, SENTENZA DEL 09.02.2011.

In tema di sequestro e confisca di beni intestati a terzi correlati all’applicazione di misure di prevenzione , incombe sull’accusa l’onere di dimostrare rigorosamente, sulla base di elementi fattuali, connotati dai requisiti della gravità, precisione e concordanza, l’esistenza di situazioni che avallino concretamente l’ipotesi del carattere puramente formale di detta intestazione, e, corrispondentemente, del permanere della disponibilità dei beni nella effettiva ed autonoma disponibilità di fatto del proposto. Dichiara inammissibile, App.…

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REVOCA CONFISCA PREVENZIONE – NUOVA VALUTAZIONE TECNICO – SCIENTIFICA

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, SEZIONE PRIMA,Sentenza del 22 settembre 2010

Ai fini della revoca della confisca definitiva di prevenzione, che si muove nello stesso ambito della revisione del giudicato penale di condanna, non costituisce prova nuova una diversa valutazione tecnico-scientifica di dati già valutati, che si tradurrebbe in apprezzamento critico di emergenze oggettive già conosciute e delibate nel procedimento. (Nella specie, si è escluso che potessero costituire prove nuove un’autocertificazione concernente la situazione reddituale del proposto e la relazione sottoscritta da…

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RIPRISTINO MISURA PREVENZIONE – NUOVA VALUTAZIONE – NECESSITA’

Corte di Cassazione, sezione prim penale,
del 07 luglio 2010 –
Dopo un determinato periodo di tempo, la ripresa di efficacia della misura di prevenzione della sorveglianza speciale senza obbligo di soggiorno, interrotta dalla carcerazione non cautelare, non può avvenire se non in forza di una nuova valutazione di pericolosità, perché una così incisiva limitazione di diritti di libertà per ragioni extrapenali e di pura prevenzione di polizia può essere giustificata soltanto in costanza di soggetto riconosciuto pericoloso, considerato, altresì, che nel lungo periodo di carcerazione definitiva, il detenuto è stato sottoposto, per volontà del costituente, a trattamenti di recupero e risocializzazione, che integrano fatto nuovo e rilevante ai fini del predetto giudizio circa l’attualità della pericolosità sociale.

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CASO LABITA: OBBLIGO CONFORMAZIONE AL GIUDICATO EUROPEO – AMBITO-

Corte di Appello di Palermo ( Pres. Caputo, Giudici Malizia – D’antoni )
Decreto del 17.09.2010 –
Sull’appello proposto da LABITA BENEDETTO avverso il decreto del Tribunale di Trapani che ha rigettato la domanda di revoca della confisca ex art. 7 L. 1423/56, la Corte di Appello di Palermo ha affermato il principio secondo cui l’obbligo di dare esecuzione alle sentenze della CEDU è da considerare di risultato, nel senso che è riservata agli Stati membri la scelta dei mezzi per adeguarsi ai principi in dette pronunce formulati, come ha ribadito il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa con la raccomandazione R ( 2000) 2 secondo cui spetta alle competenti autorità dello Stato quali misure siano più appropriate.
Nel caso di specie poichè il giudicato della CEDU riguarda due provvedimenti di rigetto della richiesta di revoca ex tunc della misura patrimonaile, e non invece il provvedimento genetico, il LABITA potrà riproporre specifica istanza volta ad ottenere la misura di prevenzione personale a suo tempo applicatagli, e ciò anche in deroga al principio del giudicato, ancorchè nella forma del rebus sic stantibus.
Rigetta ricorso avverso decreto Tribunale Trapani del 17.03.2009.

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CONFISCA PREVENZIONE – BENI INTESTATI A TERZI – PROVA

Corte di Cassazione, sezione prima penale, sentenza del 20.10.2010 –
Al fine di disporre la misura di prevenzione della confisca, nel caso di beni formalmente intestati ad un terzo che si assumono nella disponibilità della persona sottoposta a misura di prevenzione personale quale indiziata di appartenenza ad associazione mafiosa, il giudice ha l’obbligo di addurre non più soltanto circostanze sintomatiche, di spessore indiziario, ma fatti che si connotino della gravità, della precisione, della concordanza, sì da costituire prova indiziaria dell’assunto che si tende a dimostrare: il superamento della coincidenza tra titolarità apparente e disponibilità effettiva dei beni. In caso contrario, la misura patrimoniale sarebbe imputata al terzo “in proprio”, con metodologia in punto di prova tipica del giudizio di pericolosità e, cioè, sulla base delle presunzioni indiziarie connesse a tale giudizio (Sez. 1^, 4 luglio 1995, n. 4017; Sez. 1, 10 novembre 1997, n. 6279;
Sez. 5^, 28 marzo 2002, n. 23041; Sez. 2^, 23 giugno 2004, n. 35628).
Incombe sull’accusa l’onere di dimostrare rigorosamente l’esistenza di situazioni che avallino concretamente l’ipoteso del carattere puramente formale della intestazione del bene, funzionale a favorire il permanere del bene stesso nella effettiva e autonoma disponibilità di fatto del proposto. La disponibilità, caratterizzata da un comportamento uti dominus del proposto, in contrasto con l’apparente titolarità del terzo, deve essere accertata con indagine rigorosa, intensa e approfondita, avendo il giudice l’obbligo di spiegare le ragioni della ritenuta interposizione fittizia sulla base non di sole circostanze sintomatiche di spessore indiziario, ma di elementi fattuali connotati dai requisiti della gravità, precisione, concordanza.
La L. n. 575 del 1965, art. 2 ter, autorizza il sequestro e la confisca dei beni di cui la persona sottoposta a procedimento di prevenzione risulta poter disporre direttamente o indirettamente e fra questi rientrano, per presunzione di legge, sia pure relativa, i beni del coniuge, dei figli e degli altri conviventi: il legislatore presuppone, infatti, che l’indiziato di appartenere ad associazioni di tipo mafioso faccia in modo che i beni illecitamente ottenuti appaiano formalmente nella disponibilità giuridica delle persone di maggiore fiducia, ossia i conviventi, su cui grava, pertanto, l’onere di dimostrare l’esclusiva disponibilità del bene per sottrarlo alla confisca.
L’art. 2 ter, come modificato dal D.L. 23 maggio 2008, n. 92, art. 10, comma 1, lett. d), n. 4, come coordinato con la Legge Di Conversione del 24 luglio 2008, n. 125, tipizza alcuni negozi che si ritengono per legge, in base ad una presunzione iuris tantum, fittizi fino a prova contraria, ove intercorrenti tra il proposto e determinate categorie di soggetti (coniuge, conviventi ed alcune categorie di parenti del medesimo proposto; qualsiasi altra categoria di soggetti, se si tratta di trasferimenti a titolo gratuito), stabilendo un limite temporale di operatività della presunzione (due anni antecedenti la proposta di misura).

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REVOCA DELLA CONFISCA – COMPETENZA SUL RICORSO – CORTE APPELLO

Corte di Cassazione, sezione oprima penale, sentenza del 26.10.2010 –
E’ acquisito nella giurisprudenza della Corte di legittimità, che l’impugnazione avverso la pronuncia emessa dal Tribunale ai sensi del cit. art. 7 – su istanza di revoca della disposta confisca di prevenzione – debba essere necessariamente esperita non già con ricorso per cassazione, ma con il rimedio del ricorso alla Corte d’appello, solo in esito a questo giudizio essendo poi azionabile il ricorso per cassazione, secondo il sistema delineato dalla L. n. 1423 del 1956, art. 4.- In tal senso, invero, milita l’ormai consolidata giurisprudenza di questa Corte che occorre qui richiamare e ribadire (cfr., ex pluribus, Cass. Pen. Sez. 1, n. 21374 in data 21.05.2008, Rv. 240097, Di Meo; Cass. Pen. Sez. 6, n. 9858 in data 23.10.2008, Rv. 243055, Nania; Cass. Pen. Sez. 5, n. 26996 in data 26.05.2009, Rv. 244484, Morabito; ecc.). Tanto ritenuto, va dunque deciso in conformità a tale insegnamento, in concreta applicazione del principio di conservazione dell’impugnazione di cui all’art. 568 c.p.p., comma 5, con trasmissione conseguente degli atti alla Corte territoriale.

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CONFISCA DI PREVENZIONE: NON CANCELLA IPOTECA ANTECEDENTE PROPOSTA

Corte di Cassazione, sez. III, Sentenza del
05 ottobre 2010,
Numero: n. 20664 –
Parti: Agenzia delle Entrate e altro C. Banca Pop. Pugliese

La confisca del bene al sospetto mafioso non cancella la garanzia dell’ipoteca iscritta sull’immobile prima che fosse instaurato il procedimento di prevenzione sfociato nel sequestro e nel successivo atto ablativo.   SCARICA IL DOC. ALLEGATO : LASENTENZADELLACASSAZIONE,pdf

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LA CONFISCA NON PUO’ FONDARSI SU PROVE CONTRADDETTE DAL PROCESSO

Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, sentenza del 1° marzo 2007 , Affaire Geerings c/ Paesi Bassi.
La verifica giurisdizionale sulla derivazione criminosa dei beni non può fondarsi sulla semplice ricezione di risultanze investigatvie contrastanti conl’esito del giudizio dibattimentale, e deve essere sorretta da adeguati accertamenti sulla situazione patrimoniale del soggetto, cui deve essere conferita una effettiva possibilità di confutare la presunzione di origine illecita dei beni posseduti.

  SCARICA IL DOC. ALLEGATO : AFFAIRE GEERINGS c. PAYS-BAS[1] (2)

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